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Un caro amico di nome Giotto
Cari lettori di Armonia, voglio raccontarvi una storia che ha per protagonista “GIOTTO”, il caro, simpatico ed indimenticabile cane di Via Giotto; è successo quattro anni fa. Molti di voi avranno sicuramente sentito parlare di un cane, che sostava abitualmente in Via Giotto, ed avranno
anche avuto il piacere di conoscerlo
ed accarezzarlo. Chi scrive è titolare
di un’attività commerciale situata, appunto, in Via Giotto, a S. Giorgio Jonico; è colei che lo ha accolto e curato. Giotto sicuramente era stato ospite di una famiglia, curato ed accudito
per diversi anni, per poi essere abbandonato alla strada, a se stesso, in balia dei capricci umani. Così un giorno, Giotto arrivò davanti al mio negozio, con l’aspetto sofferente, triste, bisognoso di cure ed ovviamente
affamato. Aveva un’aria poco rassicurante, forse perché la strada lo aveva reso aggressivo e sapevo che, offrendogli attenzioni, anche solo per una volta, sarebbe ritornato a farmi visita, e così, in un primo momento, esitai. Ma guardandolo bene, un incrocio
simile ad un pastore tedesco, dall’aspetto forte e deciso, anche se trascurato, e soprattutto osservando i suoi occhi, che tradivano quell’aggressività,
perché cercavano aiuto, mi impietosii. Potevo negarglielo? Gli offrii del cibo e da quel momento, Giotto cominciò a farmi visita ogni volta che aveva fame, fino a sostare completamente davanti al mio negozio,
attirando l’attenzione anche degli altri commercianti, tanto da diventare la “mascot” ed il beniamino di Via Giotto. Tutti insieme decidemmo di chiamarlo, appunto, Giotto. Con una prima colletta, organizzata tra commercianti e clienti degli stessi negozi, si provvedette all’acquisto della cuccetta (grande, considerata la sua mole); poi ad un tappeto, per la sosta giornaliera a mò di salotto ed una coperta per l’inverno. Giotto ha sempre fatto il bagnetto da Alessandro
di “Style Cane”, con il quale non aveva un rapporto facile, soprattutto quando doveva tagliare le unghie. È stato curato, visitato e coccolato dalla dott.ssa Pia Grassi, veterinario disponibile
e sensibile, che riscontrò segni di maltrattamenti ed artrosi. I medicinali
si acquistavano con i contributi di tutti coloro che lo coccolavano ed a volte offerti dalla farmacia Monteleone.
Giotto mangiava da Dio! Nella mia spesa quotidiana non mancavano
i bocconcini preferiti, proprio come non mancano, in famiglia, le merendine per i bambini. Prediligeva la carne, detestava le zuppe che ogni tanto si preparavano per ovvie ragioni,
adorava le orecchiette e, udite udite,
la pasta ai frutti di mare, che il Sig. Todaro, con tanto entusiasmo, gli procurava. Ma Giotto aveva un debole,
per il quale avrebbe azzannato anche me: i wurstel. Nessuno può immaginare
l’espressione dei suoi occhi brillanti alla vista del wurstel. Giotto era il signore assoluto della via: trascorreva
giornate intere davanti al mio negozio, sdraiato sul suo tappeto, con grande rispetto per i passanti, che conosceva perfettamente. In questa agiatezza, non permetteva intrusioni:
allontanava, minacciosamente, ogni animale che tentasse di rubare la sua posizione di sovrano. Giotto era amico di tutti, ma in particolare di mio marito: gli correva incontro, riconosceva la sua auto da lontano, e spesso dormiva vicino ai pneumatici
piuttosto che nella sua cuccia… Giotto mi scortava ovunque; sapeva gli orari di apertura e chiusura del mio negozio e quando ritardavo ad aprire, si precipitava sotto la mia casa per abbaiare, quasi a rimproverarmi
del ritardo. Una notte si allagò il mio negozio, a causa della rottura di un flessibile, e Giotto si precipitò sotto casa, abbaiando di notte come un matto, per avvertirmi che qualcosa non andava. Giotto,
sebbene sistemato con tanto di cuccia e tappeto, trascorse i Natali e Capodanni con me, nella mia casa. Quest’estate, complice il caldo e l’età avanzata, Giotto si ammalò. La dott.sa Grassi riscontrò
una grave insufficienza renale, con vomito continuo, febbre ed inappetenza, che lo indebolì
a tal punto da non potersi reggere sulle zampe. Giotto non reagiva, nonostante le cure, iniezioni
e flebo: rimaneva accasciato, passivo sul suo tappeto; soffriva, ed anche se provavo a sussurrargli che sarebbe passato, mi guardava come consapevole della sua prossima morte.
È stato come sostenere ed assistere una persona cara, malata, nella sua agonia. È stato penoso, incredibile, inimmaginabile ed angosciante costatare
come il dolore e le lacrime versate per Giotto abbiano la stessa intensità di quelle che si possano versare
per una persona cara, che muore. Ricordo ancora l’ultima corsa dal dottore per l’iniezione di cortisone, inutilmente. Non dimenticherò mai Giotto! Non è stato facile tornare al mio negozio il giorno dopo la sua morte! Ho voluto raccontare questa esperienza perché accaduta in una zona del paese in cui “Armonia” è conosciuto e letto, perché è una storia comune a tutti coloro che amano gli animali e perché voglio ringraziare tutti i commercianti di Via Giotto, per le attenzioni date al cane, che ha ricevuto adeguata sepoltura con tanto di fiori offerti dalla nostra fioraia Lucia.
Un esempio di rapporto tra uomo ed animale in cui molti non credono; tanti prendono in custodia gli animali per capriccio e poi, per lo stesso banale
capriccio, se ne disfano.
Grazie a tutti ed al giornale Armonia per lo spazio concessomi.
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