Sei indiscutibilmente una tra le cantanti più apprezzate e più conosciute in Italia, ma partendo dall’inizio, da dove nasce questa grande passione, poi in te divenuta arte, della musica? E ripercorrendo le tappe della tua carriera quali sono stati i momenti, come dire, “clou”?
L’amore per la musica è sorto sin dalla mia nascita, a tre anni imparavo già le canzoni a memoria. E’ una grande passione che poi ho sviluppato ed è diventato il mio mestiere. A 17 anni la musica era tutto ciò che riempiva la mia vita e ne amavo il continuo contatto. Passavo intere giornate a cantare e suonare la chitarra, la compagna delle mie avventure, che ho imparato a suonare già ad 11 anni. Riguardo le tappe della mia carriera, ricordo con intensa emozione la mia prima volta sul palcoscenico di Sanremo. E’ il ricordo più determinante e tenero della mia vita artistica. Vivevo tutto con incoscienza e fanciullezza; e poi ci sono stati tanti altri momenti come le premiazioni della critica, le altre apparizioni a Sanremo, gli altri concerti…ricordo con gioia quello a P.zza del Popolo davanti ad un pubblico di sole donne, era per la celebrazione dell’approvazione della legge sull’aborto.
Dal tuo sito web, leggo che ami definirti semplicemente come “una ragazza con la chitarra”, ma dopo il tuo successo, dopo le tante apparizioni a Sanremo (esordio nell’86), gli stimoli cambiano o sono sempre gli stessi? Dove è il segreto della tua ispirazione e dove trovi l’impulso a scrivere un nuovo album?
Direi che gli stimoli cambiano. E’ la maturità e la coscienza che ti porta a cercare nuove strade; è il crescere che ti spinge a trovare nuove motivazioni e gli stimoli giusti. Ogni volta che scrivo è sempre una nuova emozione.
Del tuo vasto repertorio musicale quale è in assoluto la canzone in cui più ti rispecchi, in cui possiamo dire che c’è davvero l’essenza di Paola Turci?
Senza dubbio mi rispecchio nella prima canzone che ho scritto, quella scintilla che ha dato il via al mio lavoro di autrice e compositrice. Raccontava la voglia di cambiare e s’intitola “Stato di calma apparente”.
C’è un artista al quale ti sei ispirata o ti ispiri, una sorta di modello…o anche un mito, se vogliamo?
Un punto di riferimento forte è stata Patty Smith e sicuramente i Rolling Stones. Mi hanno introdotta al rock e ad un modo di scrivere anarchico. Patty Smith è stata un’immagine di riferimento più completa però…perché è una donna, perché mi aiutava sapere che da qualche parte c’erano canzoni interpretate con quella voce profonda, un po’ in controtendenza rispetto alle “voci rosa” di quel periodo, più tendenti alla lirica. Mi ha colpito molto il timbro della sua voce.
Personalmente mi ha molto emozionato la canzone “Saluto l’inverno”…dalla quale si avverte uno spensierato addio a qualcosa di passato, una attesa liberazione dal grigiore, dalla tristezza, ed emerge una voglia di ricominciare; solo una caso o la canzone era un po’ autobiografica?
E’ certamente autobiografica, c’è una forte voglia di ricominciare e il desiderio di dire a tutti e soprattutto a noi stessi che la curiosità è importante, ci spinge a cercare una vita migliore.
Durante il tour estivo sei stata recentemente anche a Martina Franca, all’evento “Portici d’Estate”, che te ne è sembrato della manifestazione, della città e del suo pubblico?
Proprio l’altro giorno, parlando con il resto della band che mi segue nei tuor, sottolineavamo il fatto che le date più belle sono state quelle al sud e soprattutto in Puglia…. come quella volta nella bellissima Alberobello o proprio a Martina Franca. Giù da voi c’è un calore speciale, attivo… che rigenera! Mi piace molto anche la partecipazione del pubblico che ha condiviso davvero la nostra passione.
Guardando alle questioni internazionali, ai tanti disordini del mondo d’oggi, a quello “stato di calma apparente”, per citare un tuo album, che si sta deteriorando, che ne pensi a riguardo?
Quali sono i sogni di Paola Turci e cosa sogna per il futuro?
Ti dico che ho intitolato il mio nuovo album “Tra i fuochi in mezzo al cielo” e credo che il titolo sia emblematico e tutto quello che sta accadendo di questo tempi mi è stato, come dire, d’ispirazione. Credo inoltre che l’unica speranza alla quale fare cieco riferimento, può essere rappresentata solo dall’arte, o dalla ragione. La mia visione di questo pazzo mando è drammatica…ma non voglio essere pessimista. Il mio sogno è perciò quello di vivere in un mondo che sappia risvegliare le coscienze di ognuno di noi, un mondo di persone non passive e non acritiche ma vive! Sogno di poter vivere in un mondo senza armi…piuttosto prendiamoci a cazzotti ( ridendo) ma non usiamo le armi perché sono qualcosa di vigliacco e osceno.
Musicalmente parlando, hai progetti in cantiere o è un periodo di pausa?
Beh, c’è il mio nuovo album e soprattutto un tour teatrale per presentarlo, partirà agli inizi di novembre; alternerò i nuovi pezzi ai successi del passato.
Che consiglio ti senti di dare a tutti quei ragazzi che cercano di intraprendere la carriera musicale, che muovono i primi passi per divenire un giorno cantanti, per diventare come te?
Consiglio vivamente di non ascoltare nessuno ma soltanto di tendere l’orecchio con convincimento ai proprio bisogni e al proprio io. Non c’è cosa migliore che sentire di aver fatto qualcosa di veramente tuo, è una forte emozione e vale anche per gli errori; in questo modo si trasformano in qualcosa di costruttivo. Ad esempio anche nei miei momenti di tristezza, l’unica cosa che mi aiuta è la mia capacità di reazione e la forza di andare avanti.
Augurandomi di poter ascoltare magari qualche singolo del nuovo album, per il quale ti faccio un grande “in bocca al lupo”, ti ringrazio della disponibilità e della cortesia e ti chiedo un saluto per i lettori di “Armonia”…
Ciao Armonia, un saluto affettuoso a tutti voi!!!
L. Portacci
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